L’iniziativa “Make in America” ​​di Apple accelera: la produzione di server raggiunge le 10 unità all’ora, nonostante gli avvertimenti della CIA su un possibile attacco a Taiwan nel 2027

Apple sta compiendo passi significativi per rafforzare la propria presenza produttiva negli Stati Uniti, segnati da un aumento della produzione di server presso il suo stabilimento di Houston. Con una mossa strategica, l’azienda trasferirà la produzione dei suoi dispositivi Mac mini in questo stabilimento con sede in Texas. Queste azioni sottolineano la dedizione di Apple agli impegni presi con la precedente amministrazione, gettando al contempo le basi per una strategia di gestione del rischio in risposta alle tensioni geopolitiche, in particolare quelle riguardanti Taiwan.

Houston: il centro di produzione “Made in America” ​​di Apple

L’approccio di Apple alla produzione statunitense si è evoluto in modo significativo dal 2025, adottando una duplice strategia per mitigare l’impatto dei dazi imposti dall’amministrazione Trump:

  1. Trasferimento della produzione principale di iPhone dalla Cina all’India.
  2. Ottenere l’esenzione dai dazi sulle importazioni imposti sui beni indiani impegnandosi a investire 600 miliardi di dollari nelle attività statunitensi entro quattro anni, con l’obiettivo di stabilire:
  • Una catena di fornitura nazionale completa di silicio che coinvolge partner come GlobalWafers America, Texas Instruments, Samsung e Amkor.
  • Alleanze strategiche con aziende come Corning per l’approvvigionamento di vetro per display prodotto negli Stati Uniti
  • Uno stabilimento di produzione di server AI all’avanguardia a Houston.
  • Un’espansione della capacità dei data center in diversi stati, tra cui Carolina del Nord, Iowa, Oregon, Arizona e Nevada.

Oltre a questi sviluppi, Apple si impegna a:

  1. Creazione di migliaia di posti di lavoro, completata dalla creazione di una “Manufacturing Academy” a Detroit per formare la forza lavoro.
  2. Potenziare le iniziative di ricerca e sviluppo, concentrandosi in particolare sull’ingegneria del silicio, sull’innovazione del software e sull’intelligenza artificiale.

Di recente, le incertezze tariffarie si sono intensificate quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato incostituzionali i dazi imposti ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), spingendo il Presidente Trump a ripristinare una tariffa globale di base del 15 percento, come previsto dalla Sezione 122 del Trade Act del 1974.

In queste difficili circostanze, il Wall Street Journal ha riportato che l’iniziativa di onshoring di Apple sta guadagnando terreno, con la produzione di server presso il suo stabilimento di Houston che raggiunge una velocità di 10 server all’ora. Questa linea di produzione è un’iniziativa in collaborazione con Foxconn.

Inoltre, Apple è pronta a produrre i suoi dispositivi Mac mini in questo stabilimento, che attualmente vende circa 1 milione di unità all’anno. Questo specifico dispositivo offre ad Apple un’opportunità ideale per affinare le sue capacità produttive nazionali.

Inoltre, l’azienda prevede di trasformare un magazzino di 20.000 piedi quadrati nelle vicinanze in un centro di produzione avanzata che fornirà formazione pratica a studenti, fornitori e aziende di tutte le dimensioni in tutta l’America.

Preoccupazioni geopolitiche: la situazione di Taiwan

Secondo un recente rapporto del New York Times, la decisione di Apple di incrementare le sue attività produttive nazionali arriva in un momento in cui le agenzie di intelligence statunitensi hanno lanciato l’allarme sulle potenziali minacce a Taiwan da parte della Cina.

In un briefing del 2023, William J. Burns, direttore della CIA, e Avril Haines, direttrice dell’intelligence nazionale, hanno messo in guardia i dirigenti chiave, tra cui Tim Cook di Apple, sulla possibilità di un’invasione cinese di Taiwan già nel 2027.

Se un’invasione del genere dovesse verificarsi, le attuali iniziative nazionali di Apple potrebbero non essere sufficienti a proteggerla dalle conseguenze. Inoltre, le attività di TSMC in Arizona sono ancora ben lontane dall’essere paragonabili alle immense dimensioni delle sue strutture di Taiwan, con un solo stabilimento di produzione di chip attualmente attivo e un altro che dovrebbe entrare in funzione il prossimo anno. Si prevede che un terzo stabilimento non entrerà in funzione prima del 2030.

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